La prognosi prevede almeno 60 giorni di riposo. Alla fine di questi 2 mesi dovrò sottopormi a nuovi esami per controllare il recupero dalle varie infrazioni alle vertebre solo allora ci sarà una tempistica certa per il ritorno in campo.
Hai sicuramente saputo dai tuoi compagni che l’ultima partita vinta era dedicata a te, cosa pensi del gruppo?
È un gruppo fantastico e questo a prescindere dalla dedica. In questo periodo duro mi sono stati molto vicino e questo mostra, non solo che si è creata una squadra, ma che c'è un vero gruppo di amici pronto a sostenersi nelle difficoltà e che con il passare dei mesi sta maturando nonostante la giovane età.
Puoi raccontarci com’è nato questo progetto? Chi sono i suoi protagonisti oltre a te?
Il progetto nasce in una di quelle classiche serate afose laertine. L'idea l'abbiamo sviluppata Io, Paolo Clemente, Antonio Tocci e Giovanni Tamborrino. Dopo aver valutato la fattibilità del progetto ci siamo avvalsi dei consigli e dell' esperienza del "capitano" Giovanni Casarola, che nei vari incontri a casa sua ci ha donato preziosi consigli.
Hai un soprannome all’interno della squadra?
In Realtà sono due. “AIR” che mi porto dietro da quando ero piccolo, non perché bravo come l'originale AIR (Michael Jordan), ma perché mi divertivo a provare tutti i tiri ad alto coefficiente di difficoltà che faceva. L'altro datomi, da un mio grande amico che prova un profondo affetto per me, è “Maestro”.
Chi ritieni una delle favorite alla leadership della serie cadetta?
Sicuramente la favorita principale alla leadership di questa serie è la Young Basket Massafra, squadra composta da giocatori che hanno militato in categorie superiori e quindi molto esperti. Subito dopo ci sono la Domiti Taranto, Mottola e noi allo stesso livello.
Perché consiglieresti questo sport rispetto ad un altro?
Io me ne sono innamorato perché le sensazioni che si provano su un campo da basket sono uniche. Non puoi riposare si attacca in cinque si difende in cinque, sempre pronti ad aiutare il compagno in difficoltà. Per poter vincere bisogna essere coesi, senza l' impegno di tutti non si riesce a farlo, perché se è vero che un giocatore fa 30 punti e quindi ha più visibilità, ci sarà qualcun altro che prende rimbalzi, che si sacrifica in difesa o che crea assist. Se questi tasselli non si incastrano non si riesce a vincere e sono tutti importanti allo stesso livello. Quindi una scuola di vita, il basket insegna ad essere propositivi verso il prossimo, ad aiutarsi e a ragionare perché, come nella vita, se non usi la testa, non riesci a sviluppare il tuo gioco.
Siamo ai “titoli di coda”, vorresti fare qualche ringraziamento?
I ringraziamenti vanno a tutti coloro i quali ci aiutano sia in campo sia con il loro affetto anche e soprattutto fuori dal campo.
Antonio Perrone
