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Sabato 04 Febbraio 2012

Laterza a “Cose dell’altro Geo”. Un grande successo di ascolti, ieri pomeriggio, su Rai tre

di  Redazione
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E’ stata la “Gravina di Laterza” la protagonista della trasmissione Rai del 3 Febbraio 2011 “Cose dell’altro Geo”, dedicata alla concessione del “Diploma di Comune virtuoso” a Laterza, all’interno dell’intesa Anci - Res Tipica. Il conduttore Massimiliano Ossini ha consegnato l’importante riconoscimento al termine di una giornata ricca di entusiasmo e di preziose “scoperte”. Per tutti ha parlato il più grande “canyon” d’Europa: la gravina, con il suo percorso meandriforme, i suoi pendii scoscesi, i suoi profumi, le sue piante, i suoi incontrastati abitanti del cielo, del fondo e dei dirupi; la gravina, con la sua storia millenaria, barriera sicura per i primi abitanti del borgo antico, meta nel tempo di escursioni, studi e ricerche, scrigno ambientale per i volontari che già molto tempo fa volevano farne parco naturale, orgoglio per chi ha voluto farne “Oasi Lipu”, speranza per chi vuol farne centro propulsore del nascente Parco Regionale della Terra delle Gravine.

E quando il conduttore si è detto curioso di conoscere il perché della presenza di una pecora nello stemma comunale, è stata ancora la gravina a rispondere; ha parlato con lo storico che ha ascritto il primo popolamento del borgo laertino allo spostamento delle popolazioni dalle paludi malsane del metapontino all’aria più salubre tipica del clima collinare, con l’agricoltura e la pastorizia attività prioritarie; ha parlato con il cuoco che ha presentato la preziosa “callaredd”, infuso aromatico di erbe e carne di agnello o pecora, gelosa ricetta di uno dei più antichi conoscitori dei segreti degli anfratti e dei sentieri della gravina; ha parlato con  il mastro casaro che ha lavorato sul posto i derivati del latte, formaggi di vario tipo, aromatizzati con i profumi dei pascoli tipici degli allevamenti nostrani di ovini e bovini; ha parlato con il pittoresco gruppo di canti popolari che ha chiuso la trasmissione col divertente  (manco a farlo apposta) “u pastore“, satira impertinente su un pastore che privilegiava i suoi armenti agli affetti coniugali.
In precedenza erano stati gli esperti di scienze  ambientali e i ragazzi del Laboratorio urbano (con lo stupendo plastico della gravina in cartapesta) a valorizzare la “buona pratica” sia per il presente (programma di recupero dei rapaci svolto dall’Oasi Lipu,  con l’ormai raro “capovaccaio” in prima fila) che per il futuro (attività previste nel programma del Gal “Luoghi del Mito” e nel  progetto di valorizzazione dei percorsi botanici, delle vie del bosco, della pastorizia e dell’acqua, dei sentieri, del turismo itinerante, dei programmi di ricerca e di monitoraggio degli habitat dell’Area delle Gravine, inserito nel PO FESR Puglia 2007/2013 “Interventi per la rete ecologica”, coordinato dall’Aria Vasta Tarantina).
A tutto, si è aggiunto lo spazio riservato alla Cantina Spagnola (unicum di chiesa rupestre del ‘600, con scene sacre e profane), con la riproduzione in studio dei costumi spagnoli, presenti negli affreschi delle  pareti e indossati per l’occasione da quattro giovani figuranti.
Altri tasselli importanti, sono stati quelli relativi all’appartenenza del Comune laertino alle Associazioni  “Città del Pane” e “Città della Ceramica“; il “Pane di Laterza” (forme di semola  rimacinata di grano duro cotte in forno a legna di 1, 2 e 4 chili) e i prodotti da forno erano in bella mostra nello studio, insieme ad altre tipicità (carne, funghi, confetture); poco distanti, i ragazzi del Liceo Artistico ad indirizzo ceramico (un figulo ed un decoratore, emozionati ma molto sicuri del fatto loro), erano impegnati a ripercorrere la strada dei più illustri predecessori, foggiando al tornio pani d’argilla (il conduttore ci ha provato ma ha fatto cilecca) e decorando con perizia un albarello in fase di realizzazione.

La foto di rito, col Sindaco Gianfranco Lopane e Massimiliano Ossini visibilmente soddisfatti, ha chiuso una bella giornata; in cuor suo, forse qualcuno ha pensato ai laertini non presenti in studio e a quanti, nel tempo, la “buona  pratica”  l’hanno  voluta, cercata, costruita.

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