Ritorno. È la parola che condensa la serata del 30 dicembre scorso all’Auditorium Comunale di Laterza. Il ritorno di Angelo Di Leo, giornalista tarantino del Corriere del Giorno, nelle librerie con il suo secondo romanzo; il ritorno di Angelo Di Leo a Laterza, città materna; il ritorno di Angelo Di Leo nella già chiesa del Purgatorio a un anno e mezzo di distanza dalla presentazione della sua prima opera letteraria, “Homo Ionicus”. Il ritorno, o, meglio, il viaggio di ritorno, il ritornare, di Marco, il protagonista di questo secondo romanzo del giornalista. “Solo ritorno”, uscito il 18 dicembre per Scorpione Editrice, già presentato a Taranto con ottimi riscontri di vendita, ha fatto il suo esordio in provincia, portato a Laterza dall’Associazione Culturale “Società & Progresso”, con il patrocinio del Comune, nell’ambito dell’allestita rassegna di incontri con l’autore “LaTerza Pagina”, giunta al sesto e prevedibile ultimo appuntamento del 2011. Dopo i rituali saluti del presidente dell’associazione organizzatrice, Bruno Bongermino, prefazione orale al libro è stesa da Michele Cristella, decano collega di Di Leo, a beneficio di un pubblico attento e curioso (da segnalare una prima fila al femminile con la consigliera provinciale Marta Galeota, la consigliera comunale di Taranto Anna Rita Lemma e la direttrice della rivista WeMag, Monica Caradonna). Pubblico abbastanza numeroso, nonostante la fibrillazione della spesa per il cenone e il pressoché concomitante rendiconto di fine anno dell’Amministrazione Comunale alla cittadinanza nella Cittadella della Cultura (il sindaco Lopane si scusa, accomodandosi in ritardo al tavolo). “Lo stile giornalistico di Di Leo, asciutto, fresco ed incalzante permette al lettore di viaggiare col protagonista attraverso l’alternarsi dei momenti del viaggio a quelli della formazione personale, alla rievocazione di episodi storici che s’intersecano con la vita privata”, anticipa Cristella che si lascia andare a parallelismi con altri ritorni letterari: quello di Ulisse, quello di Enea, quello di Cocò, personaggio di un articolo del meridionalista molfettese Gaetano Salvemini. Lopane, invece, ricorda i suoi ritorni, reduce dalle settimane universitarie a Bari e da quelle lavorative a Roma, quando “si scende” verso la terra d’origine. Il protagonista del romanzo è invitato a “scendere” da Milano, dove vive e lavora, a Taranto, sua città natale, con un laconico sms: “Scendi”. Lo fa col treno, mezzo di trasporto forse scomodo ma meditativo e socializzante, che gli permette di riflettere e di incontrare e confrontarsi con la gente, con la società del suo tempo. Si chiama Luigi, ma lo chiamano Marco: “Mi chiamano Marco”, l’incipit, indicativo di un’inquietudine psico-sociale che investe il protagonista in cerca d’identità.
“La destinazione del viaggio – afferma l’autore – è se stessi. Marco è un protagonista che si fa acqua con chi incontra, cambia carattere a seconda del contenitore che ha davanti, specie con le donne che riescono a smascherarlo continuamente. A 40 anni, Marco si ritrova in una palude culturale. È un “bracciante bianco”, in balia della precarietà”, la definizione di Di Leo. Per questo a un certo punto nel romanzo si legge: “Ci vorrebbe un Di Vittorio a ogni angolo”. Una nebulosità psico-sociale iconicamente rappresentata dalla copertina.
“Se una volta si andava al Nord certi di trovare qualcosa – osserva Michele Cristella – adesso si va al Nord sperando di trovare qualcosa: al Sud soffro, al Nord spero”, l’aspra sintesi del dualismo socio-economico italiano ai tempi della crisi. Un romanzo accattivante che costringe a ritornare sui suoi binari d’inchiostro: “Ho ricevuto un messaggio da una mia amica in cui scriveva che, arrivata all’ultima pagina del romanzo, è stata costretta a rileggerlo da una frase che le apriva nuovi sensi. In effetti c’è un piccolo giallo nel romanzo che trova soluzione solo alla fine”, anticipa Di Leo, in uno stuzzicante, finale, invito alla (buona) lettura.