Back Puglia In Terra Ionica Operazione “Dacia”: in 17 finiscono in manette. Coinvolte aziende agricole ubicate in Ginosa, Palagianello, Castellaneta e Massafra
Martedì 05 Luglio 2011

Operazione “Dacia”: in 17 finiscono in manette. Coinvolte aziende agricole ubicate in Ginosa, Palagianello, Castellaneta e Massafra

di  Redazione
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Le ipotesi di reato contestate sono “associazione per delinquere finalizzata alla commissione del reato continuato di estorsione aggravata”, “truffa aggravata” ai danni dell’INPS, “sfruttamento e favoreggiamento dell’attività di meretricio” ed “esercizio non autorizzato di attività di somministrazione di lavoro”.

L’indagine prende avvio alla fine del 2007 con un attento monitoraggio da parte dei Carabinieri della Stazione di Ginosa Marina sulla presenza di lavoratori provenienti in prevalenza dall’est europeo nel territorio di competenza ed ha permesso di individuare tre gruppi, ben radicati nel territorio, che avevano il compito di ripartirsi la richiesta di manodopera di una ventina di aziende agricole ubicate in Ginosa, Palagianello, Castellaneta e Massafra. Considerato l’ingente profitto derivante dall’intermediazione e dalla somministrazione abusiva di manodopera (si è calcolato un giro di affari mensile di oltre 500.000,00 euro), i Carabinieri hanno documentato nel tempo l’attività delle tre fazioni contravvenzionando più volte gli indagati ai sensi della Legge “Biagi”.

Per di più, in quest’ultimo biennio si sono verificati atti incendiari e di danneggiamento ai danni dei mezzi delle rispettive “famiglie”, da considerarsi segnali di astio tra i gruppi prodromici ad una vera e propria lotta per l’egemonia del mercato clandestino della manodopera agricola.

Particolarmente crude le modalità con le quali venivano trattati gli operai reclutati, tutti di origine rumena, da parte dei sottoindicati gruppi:
a)  Carrieri Pietro 57enne, Pacente Nicolina 59enne, Carrieri Vito 34enne, Dutu Ion 25enne, Radu Silviu Catalin 23enne (primo gruppo);
b)  Donno Vincenzo 60enne, Donno Patrizio 46enne, Donno Massimiliano 40enne, Donno Daniele 21enne,  Perrone Angelo 48enne, Cristella Damiana 47enne, Todosi Olga 39enne (secondo gruppo);
c)  Galeota Domenica 62enne, Perrone Pietro 51enne (terzo gruppo).

Per i primi due gruppi si è proceduto a contestare il reato continuato di estorsione aggravata, con l’aggravante dell’associazione per delinquere, perché  “con più azioni di un medesimo disegno criminoso, in unione e concorso fra di loro, si procuravano un ingiusto profitto con l’altrui danno mediante percosse e varie minacce (di licenziamento, di scacciarli dalle abitazioni ove dimoravano senza contratto alcuno, di non fornirgli ulteriori occasioni di lavoro e di mancato pagamento della retribuzione), costringevano numerosi cittadini rumeni  a sottostare a condizioni lavorative deteriori e segnatamente a percepire euro 27 o 30 per otto ore lavorative, a non percepire emolumenti per straordinario, a non beneficiare di prestazioni assistenziali, previdenziali ed infortunistiche per l’omessa formale assunzione, a corrispondergli parte della retribuzione in “nero” versata dai datori di lavoro e un contributo per carburante. Il tutto con l’aggravante del fatto commesso da più persone riunite e con profittamento della condizione di minorata difesa dovuta alle precarie condizioni economiche delle vittime ed alla loro condizione di stranieri comunitari.”

Costoro dovranno, inoltre, rispondere del reato previsto e punito dall’ art. 18 del D.Lgs 276/03 (c.d. Legge Biagi) per aver esercitato con più azioni esecutive di un unico disegno criminoso e con modalità non autorizzate attività di somministrazione e intermediazione di lavoro.

Sono stati anche accertati, i reati di truffa aggravata e falso ideologico commessi dal secondo gruppo, per aver rappresentato falsamente denunce trimestrali della manodopera agricola occupata alle proprie dipendenze, al fine di percepire indebitamente dall’INPS di Taranto prestazioni assistenziali e previdenziali o indennità di disoccupazione agricola, procurando così un grave danno all’INPS.

In capo ad altri tre soggetti (Urbano Vittorio 59enne ,Badarau Irina 40enne e N. I., 38enne rumeno (sottoposto all’obbligo di dimora) pesa l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Oltre a favorire la prostituzione delle donne, tutte dell’est, procacciando i clienti e promuovendo incontri sessuali, gli stessi riscuotevano giornalmente l’incasso delle donne e ne garantivano la “protezione”. Costoro sono inoltre indagati per tentata truffa ai danni dell’INPS per aver tentato di percepire prestazioni previdenziali correlate ad un ricovero per malattia e ad una indennità di disoccupazione

 

DI SEGUITO, IN SINTESI, L’ATTIVITÀ DELL’OPERAZIONE

Nel settembre del 2007 veniva raccolta una denuncia sporta da una cittadina rumena, con cui si evidenziava il meccanismo attraverso il quale il recrudescente fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, strettamente correlato da atteggiamenti di carattere “estorsivo”, tipico di navigati malviventi, veniva posto in essere da suoi connazionali, come dalla rumena Badarau Irina, dimorante in Ginosa.
Le conseguenti indagini permettevano di individuare ed identificare anche altri personaggi che, unitamente ai primi, ponevano in essere l’illegale attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione in Ginosa: Urbano Vittorio, coadiuvato da Badarau Irina e N. I. che trovavano le ragazze da avviare ai clienti di Ginosa. I proventi venivano consegnati a Urbano Vittorio che in cambio, offriva “protezione” alle due donne straniere.
Durante i servizi di osservazione, controllo e pedinamento a carico di Urbano Vittorio, Badarau Irina, e N. I., l’attenzione degli operanti si focalizzava sui altri personaggi Carrieri Pietro e la moglie Pacente Nicolina, conosciuti in paese rispettivamente come Pietro “il palagianese” (per  via del suo luogo di nascita) e “Lina”.

Sia il Carrieri Pietro che Pacente Nicolina, intermediando tra richiesta di manodopera e domanda della numerosa comunità di cittadini dell’est europeo dimoranti in Ginosa e zone limitrofe, collocavano quotidianamente un considerevole numero di operai (circa 20-30), alle dipendenze di compiacenti imprenditori agricoli per lo svolgimento delle operazioni di raccolta dei prodotti ortofrutticoli, senza alcuna copertura contributiva-assistenziale.

Venivano acclarate altresì le responsabilità riflesse di alcuni imprenditori agricoli del luogo che, incaricando direttamente i “caporali”, richiedevano loro l’invio di manodopera sottopagata e sfruttata con l’impiego in lunghi ed faticosi lavori agricoli (la loro posizione è al vaglio della magistratura inquirente che sta procedendo nei loro confronti per il reato di truffa). Gli indagati Carrieri Pietro e Pacente Nicolina da una parte e Donno Vincenzo dall’altra, coadiuvati dai rispettivi complici e da alcuni imprenditori agricoli, al fine di sottrarsi al controllo degli ispettori preposti, alternavano l’impiego di operai “regolarmente assunti” e di manodopera in nero a seconda della probabilità di controlli nelle aziende di volta in volta interessate.

Le indagini venivano estese anche ad altri soggetti identificati in Galeota Domenica e Perrone Pietro, persone che “arruolavano” operai rumeni per l’impiego in agricoltura (una mirata attività di riscontro permettevano la loro incriminazione e quindi il loro arresto). L’impiego degli operai era caratterizzato da mirate e pressanti minacce che gli “sfruttatori”, a volte anche in forma velata, esercitavano su di loro, pretendendo un “asservimento totale”, circostanze che emergono sia dalle attività tecniche che dai controlli a carico degli operai durante i numerosi servizi effettuati.

Gli operai rumeni, infatti, dichiaravano di essere in continua “sudditanza psicologica”; la necessità di lavorare per guadagnare denaro da inviare anche alle famiglie residenti nel paese di origine li portava ad accettare qualunque imposizione circa gli orari di lavoro, la retribuzione sottocosto e, talvolta, anche “prestazioni sessuali”. A riscontro degli esiti di indagine venivano effettuati accertamenti patrimoniali a carico delle famiglie Carrieri e Donno, da quali si è potuto risalire agli incassi ed alle imprese agricole che si erano avvalse della illecita intermediazione senza che presso l’ufficio INPS provinciale figurasse il regolare ingaggio degli operai.

In conclusione è stato stimato un giro d’affari mensile complessivo di oltre 500.000,00 comprensivo del danno arrecato allo stato per i mancati versamenti previdenziali. Le aziende agricole coinvolte sarebbero oltre venti e gli operai sfruttati a nero oltre 100 al giorno.
L’ordinanza di applicazione di misure cautelari è stata emessa dal Dr. Pio Guarna, GIP del Tribunale di Taranto, su richiesta del P.M. della Procura della Repubblica di Taranto, Dr. BRUSCHI Enrico.

1 Commento

  • Link del commento donno massimiliano Lunedì 15 Agosto 2011 20:04 inviato da donno massimiliano

    sono donno massimiliano,io sono un piccolo imprenditore agricolo e in questa storia non centro nulla sono stato arrestato ingiustamente grazie a chi ha svolto l indagini in modo sbagliato! la mia unica colpa è il mio cognome!quindi prima di scrivere i nomi su di un giornale,accertatevi della posizione delle persone e del lavoro pulito che svolgono!

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