Nella relazione presentata dalla Commissione si fa il punto della situazione circa l’attuazione delle raccomandazioni che, tra il 1998 ed il 2006, l’UE ha inviato agli stati membri. Quel che ne esce è un quadro fortemente disomogeneo nel quale le garanzie vengono meno in troppi paesi e, in parallelo, i margini di miglioramento sono tanti e tali da costringere ad una immediata riflessione. Agire subito, infatti, consentirebbe di affrontare il problema di petto e con la necessaria organicità. Bruxelles, che nei prossimi mesi lancerà una strategia di protezione dei minori, suggerisce intanto di lavorare su tre fronti: miglior utilizzo delle linee dedicate alla denuncia di contenuti illegali, sensibilizzazione sui rischi dei social network e classificazione più precisa dei videogiochi online. Oggi, dicono i risultati dello studio, si inizia a navigare all’età di 7 anni circa ed un bambino su tre accede al web da telefono cellulare o altro dispositivo portatile; quasi 8 ragazzi su 10 tra i 13 ed i 16 anni, inoltre, afferma di avere già un proprio profilo su un qualche social network e nel 25% dei casi tale profilo è pubblico.
Secondo Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione responsabile dell’Agenda digitale, “dobbiamo imprimere urgentemente un impulso alle nostre azioni e al modo di collaborare per educare e proteggere i bambini in questo mondo virtuale in continua evoluzione. Dobbiamo infondere ai genitori e agli insegnanti la fiducia necessaria per assumersi le loro responsabilità”.
