sab19052012

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Giovedì 14 Luglio 2011

Stop all'accordo bilaterali UE - Marocco. Silvestris: “Troppo squilibrato in termini di volume d'importazioni e di riduzioni tariffarie”

di  Redazione
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No agli accordi di liberalizzazione con il Marocco. Così si é espressa la commissione agricoltura questa mattina, che ha votato parere contrario alla proposta di accordo che avrebbe consentito al Marocco l'immediata liberalizzazione del 55% delle importazioni verso l'UE (a fronte di un 45% di esportazioni comunitarie verso il Regno del Marocco). Se si fosse espressa a favore del testo, la commissione agri avrebbe dato il via alle concessioni del comparto ortofrutticolo che sarebbero di conseguenza aumentate sproporzionalmente, sapendo già che queste costituiscono attualmente l'80% delle importazioni dell'Unione Europea.

"Un tale accordo- spiega l'Eurodeputato Sergio Silvestris (PDL)- danneggia le produzioni del Sud Europa e del Sud Italia in particolare, segnatamente nel comparto ortofrutticolo, il più dinamico e produttivo della nostra regione ed il più colpito nel caso in cui fosse passato l'accordo". "I nostri produttori agroalimentari dell'Europa mediterranea sono da mesi in uno stato di preoccupazione- continua l'On Silvestris -, siccome si parla di prodotti agricoli trasformati e non, come ortaggi tra cui pomodori, zucchine, cetriolo, o frutta, come le fragole, e per i prodotti della filiera ittica che avrebbero potuto confrontarsi con cospicui incrementi di contingenti oltremare".

I pomodori di origine marocchina, per esempio, accedono i mercati europei in periodi diversi rispetto alla nostra normale commercializzazione, provocando gravi ripercussioni sull'andamento dei mercati, incidendo sulla volatilità dei prezzi in primis.

"Alla luce della grave crisi di mercato che colpisce il settore ortofrutticolo- conclude l'Eurodeputato Sergio Silvestris - non mi pare opportuno aprire il nostro commercio a prodotti terzi, che, oltre a rappresentare un ulteriore elemento di instabilità, non assicurano neppure gli stessi elevati standard europei, né in materia ambientale e fitosanitaria, neppure in questioni di sicurezza alimentare o condizioni di lavoro".

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