Francesco Pizzulli - genusia.com
Steve Jobs muore oggi. Ma già lo scorso 25 agosto, quando annunciò il suo addio dalla Apple, il mondo tutto gli rese omaggio. Tutti capirono che lasciare la sua «Mela» che aveva contribuito a creare, voleva dire che le sue condizioni erano gravissime. Fu come una prova generale di un dolore forte, insopprimibile, che in questi minuti sta coinvolgendo milioni di persone in tutto il mondo. Allora come sta accadendo ora, Twitter si mobilitò per salutare l’uomo, il visionario, «l’eroe» che ha segnato un’epoca. Quel giorno, dalla Cina al Marocco, dal Canada all’Australia, su tutti i social network girò il famoso video del suo toccante messaggio agli studenti di Stanford, nel 2005, considerato da tanti il suo testamento. All’epoca disse «restate affamati, restate folli».
Appena saputo del suo addio alla Apple, dai commenti del web emersero i differenti profili di Jobs: ci fu il «mistico», dall’India, che declama:«Mac, Pixar, iPod, iPad. Creare uno solo di questi avrebbe reso un uomo una leggenda. Crearli tutti un dio». Più basso il tono di un ragazzo che si firma «super-nerd»:«Jobs è uno dei miei eroi personali», confida. Quel giorno, furono migliaia di cinguettii, che in queste ore diventeranno milioni. Allora come oggi, lo stesso affetto e la stessa gratitudine: «Steve hai definito una generazione e cambiato il mondo. Grazie». O anche semplici «grazie». «Mi mancherai. Steve Jobs mi mancherà il tuo: oh una cosa in più...», scriveva Mr BrettYoung, citando l’espressione usata da Jobs alla fine degli eventi per introdurre nuovi prodotti.
Due giorni dopo, il 27 agosto, il macabro scoop di Tmz, il sito scandalistico, che non esitò un attimo a pubblicare sul suo sito un paio di foto di Steve Jobs scheletrico, avvolto dalla sua caratteristica felpa nera, quasi irriconoscibile. Fu quella l’ultima immagine, tragica nella sua evidenza, di un uomo che con le sue visioni ha cambiato il mondo e, come scrive il New York Times, nel ricordare la sua morte prematura, «ha definito la cultura digitale del pianeta e le prospettive del ventunesimo secolo».
