sab19052012

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Lunedì 26 Settembre 2011

Vico (PD): in Puglia un esercito di disoccupati ultracinquantenni di alcune migliaia

di  Redazione
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A RISCHIO OLTRE 30MILA LAVORATORI CHE ALLA FINE DEL TRATTAMENTO DI MOBILITÀ IN VIRTÙ  DELLA MANOVRA NON POTRANNO ANDARE IN PENSIONE.
L’azienda o la fabbrica in crisi, poi la cassa integrazione, l’agonia della cassa straordinaria e la mobilità. E’ l’excursus che accompagna migliaia di lavoratori della nostra regione e molti altri ancora in tutto il Paese. Per molti di loro la manovra economica varata da questo Governo ha in serbo ancora molte brutte novità. Chi di loro, secondo la vecchia normativa (quota 95 tra età anagrafica e anni di contributi raggiunti – ndr) poteva andare in pensione contando sulle prossime finestre pensionistiche (2012-2013-2014) potrebbe veder vanificare questo sacrosanto diritto.

E’ quanto denuncia il parlamentare  Ludovico Vico che in aula insieme a tutto il Gruppo del suo partito, di fronte alla richiesta avanzata appunto dal PD sull’accesso alla pensione dei lavoratori in mobilità, ha dovuto incassare l’indigesta risposta del Sottosegretario al Lavoro Luca Bellotti. Bellotti parla di un prolungamento degli strumenti per il sostegno a reddito, ma poi pone nella stessa risposta anche la questione non certo residuale delle risorse disponibili – dice Vico – è come dire a tutti quei lavoratori che speravano di andare in pensione allo scadere della mobilità: “arrangiatevi”. Si tratta di un insulto al buon senso che non siamo disposti ad accettare.

Il nodo del contendere è tutto contenuto nella Manovra di luglio. In materia previdenziale si modificavano infatti in quella sede i termini di decorrenza dei trattamenti pensionistici (le cosiddette finestre – ndr). Senza attendere però il monitoraggio delle situazioni “a rischio” – afferma Vico - quelle che di fatto rischiano ancora oggi di rimanere senza mobilità e senza pensione per effetto della riforma, il Governo con un colpo di sciabola ha falcidiato le teste di circa 30mila persone. Il dato si ottiene con una semplice sottrazione. Rispetto alle oltre 40mila unità poste in questa condizione (i dati sono stati forniti da fonti sindacali e imprenditoriali – ndr) il Governo è disposto a riconoscere il diritto alla pensione a solo 10mila soggetti.
Si tratta di un vero e proprio terno all’otto – sottolinea Vico - che lascia i lavoratori soli a confrontarsi tra qualche mese con la drammatica condizione di disoccupato ultra cinquantenne che nessuno potrà mai aiutare in un Paese che viaggia alla velocità di un miliardo e 200milioni di ore di cassa integrazione ogni dodici mesi e dove il fattore anagrafico appare più come una condanna che come un elemento di esperienza o professionalità.

Il Governo aveva accolto il nostro ordine del giorno che impegnava l’esecutivo a “monitorare la situazione al fine di valutare l’opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a derogare al limite di 10mila soggetti beneficiari” – dice il parlamentare del PD – ma in aula si è rimangiato tutto. I paletti di questo gioco al massacro sono stati spostati in continuazione annullando, di fatto, il diritto di migliaia di persone che si fidavano dello Stato, ad una vita decorosa.

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