INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
PATARINO: Al Ministro della Difesa, per sapere, premesso che :
- nella nota ufficiale del Consiglio Supremo di Difesa riunito al Quirinale il 6 luglio scorso si afferma che: “con riferimento alla crisi libica, che riveste particolare interesse per l’Italia, è stato effettuato un bilancio sull’andamento delle operazioni in corso e sulle loro prospettive. Al riguardo, è stata sottolineata l’opportunità di valutare, insieme agli alleati, le possibili azioni da intraprendere nella situazione post-conflittuale che tende a delinearsi a conclusione della missione in corso su mandato dell’ONU”;
- il 7 luglio scorso, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del decreto per il rifinanziamento delle missioni internazionali, il Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa ha annunciato di aver ridotto soprattutto il costo relativo alle spese per la Libia (da 142 milioni a meno di 60 milioni), ritenendo “non necessaria la presenza della portaerei Garibaldi con i suoi tre aerei” e liquidando come inutile il lavoro della nostra nave;
- sempre il Ministro della Difesa, lo scorso 13 luglio in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, parlando del conflitto libico ha affermato che “L’impegno della Nato è scadenzato alla fine di settembre e noi a quella data abbiamo commisurato le risorse necessarie”;
- lo scorso 9 giugno il Cocer della Marina Militare ha chiesto che “il Governo dica apertamente se intende considerare i nostri marinai, in attività presso le coste libiche, alla stessa stregua di coloro che rischiano negli altri teatri fuori area o considerare le nostre navi in navigazione per crociere di piacere”. “Il personale della Marina Militare – spiega l’organismo di rappresentanza – ha sempre interpretato la vita militare come servizio alla Nazione, anche in circostanze di rischi per la propria incolumità e al limite della sopportazione fisica. Tale si sta dimostrando l’attività in Libia”. E questo impegno sottolinea, “dopo mesi di navigazione, non trova ancora un minimo riconoscimento dal Governo neanche sotto l’aspetto economico” :
- se non intenda portare maggiore rispetto per il lavoro di tutti i nostri uomini e donne in uniforme impegnati nella difesa della pace nel mondo, senza delegittimare il compito di parte di essi per convenienze politiche del momento;
se non intenda inoltre ristabilire il giusto riconoscimento anche dal punto di vista economico.
