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Sabato 07 Gennaio 2012

Dialogo tra Babbo Natale e la Befana

di  Redazione
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Siamo in casa di Babbo Natale, in località che non posso rivelare per ovvi motivi. Fuori c’è la neve (questo è un buon indizio per trovare la casa!) e dalla finestra si vedono le renne mansuete che cercano stentati fili d’erba (e le renne sono un altro indizio: su, ormai dovrebbe essere facile!)
Babbo Natale ha un biglietto in mano e va su e giù per la stanza. “Questo è un altro! Le vogliono tutte da me. E se ne ricordano sempre a Natale…!”, sbotta all’improvviso.
La Befana, che parla poco, si limita a un cenno d’assenso e riprende a rammendare una calza. Poi alza gli occhi al cielo, come per dire (ma, in realtà, non lo dice): “Con i tempi che corrono chissà che ci metterò dentro”.
Cosa procura tante ambasce a Babbo Natale? Presto detto: i biglietti a lui diretti.

Fino all’anno scorso il problema non s’era posto perché nessun desiderio, pretesa o rivendicazione veniva a turbare il Natale di Babbo Natale. Grazie alle Poste, infatti, i biglietti con i desiderata più stravaganti giungevano sempre in ritardo, sicché Babbo Natale si sentiva sollevato da ogni preoccupazione. Trascorreva così il Natale tranquillo, scorrazzando con le sue renne sulle cime innevate delle sue parti. Gli scrivevano: “Babbo Natale, aiutami ad arrivare alla fine del mese con la mia pensione…” o “Fai ritornare da me Caterina che non mi vuole più bene…” o “Mi porti un televisore che trasmetta solo programmi intelligenti?”. “È una parola!”, pensava in questi casi Babbo Natale. E ancora: “Aiuta l’Inter a vincere lo scudetto…”. E qui Babbo Natale si credeva già in vena di  miracoli. E ancora: “Il mio lavoro non mi piace;  vorrei beccare un terno al lotto, così mi riposo un po’…” oppure “Babbo Natale, perché non fai ribassare il prezzo delle cime di rapa?...” e così via.

Vorrei… vorrei… vorrei… Quanti vorrei!”, disse seccato Babbo Natale. Poi guardò dalla finestra e vide da lontano gli abeti natalizi artificiali, scintillanti di lampadine, e spiegò alla Befana: “Li hanno messi in molte stazioni ferroviarie e i passeggeri, tra un ritardo e l’altro, per far passare il tempo, ci appiccicano i bigliettini. Se è per questo, il sistema funziona meglio delle Poste, perché, appena un bigliettino viene appeso al ramo, il desiderio, come portato dall’aria, si materializza qui da noi”. Alla Befana venne subito in mente il fax, ma non lo disse. “Lo scorso anno”, aggiunse Babbo Natale, “alcuni bigliettini sono arrivati a Carnevale. Peggio per loro”.

Senti questo!”, disse Babbo Natale, sventolando l’ultimo desiderio appena giunto. Si schiarì la voce: “Ehm, ehm… Caro Babbo Natale,… eccetera… eccetera… ti scrivo questa lettera… eccetera… eccetera… per dirti che sono molto triste, anche se fra pochi giorni è Natale…”. Babbo Natale si rattristò anche lui. Diede un’occhiata al mittente: “È stata scritta da un bambino e mi sa che è un altro che ci chiede l’impossibile”, disse pensieroso alla Befana e si rigirò il biglietto tra le mani.

La Befana (era ora! dirà spazientito il mio unico lettore), un pò corrucciata, commentò: “Oh, immagino! Vorrà tanti di quei giocattoli strani e costosi. Sai, quelle cose elettroniche e altre diavolerie che io, anche volendo, non saprei neppure dove trovare. Senza considerare che l’euro è stata una mazzata anche per noi Befane!”.
Babbo Natale l’interruppe: “Per la verità non vuole niente di tutto questo”.
Niente?”, si stupì la Befana. “Ma non è possibile!”.
Questo qui vuole solo la pace”.
Che modello?”, chiese sospettosa la Befana. E aggiunse: “Di certo vorrà l’ultima versione che, ovviamente, è sempre la più costosa”.
Se è cara”, convenne Babbo Natale, “credo proprio che non possiamo permettercela. La pace costa. Mi sa che anche quest’anno ce la sogniamo”.
Poi guardò ancora una volta il foglietto ed esclamò: “Ma la lettera non è diretta a noi!”.
Fammi vedere, vecchio rimbambito”, disse la Befana, strappandogliela di mano.
E adesso”, disse babbo Natale, “come faccio a farla arrivare a Quello che sta lassù?”.

Don Franco Conte

 

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